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La prosopopea della vecchiaia non mi appartiene. Ho difficolta’ enormi nel far credere a chi mi parla che la mia eta’ sia questa, e non altra. La benedizione che gli esseri cercano, per me e’ il mistero malato, il nero che infrange i ranghi e invade i banchi di un mercato. Cosa sara’ dell’uomo quando questo corpo avra’, come adesso, le sembianze e la forza di un cucciolo cresciuto, di un toro da monta, di un cavallo al galoppo sulle contrade di Spagna, e lo spirito invece, sara’ ormai cenere spremuta che il vento vi soffiera’ in faccia? Perche’ dentro, il tempo, mi coinvolge eccome, mi presta a credito pensieri ed emozioni, sapendo bene che tutto sta per finire. Duemila anni non sono scritti in bella grafia sul volto disteso. Duemila anni non stanno stampati nemmeno sulla carne, sulla pelle, sui muscoli. Accennano una curva strana giusto sul sorriso. Ma bruciano la benzina che mi muove, in gran segreto. Bruciano a grandi manate il Destino. E quello si compie, senza timore e senza ribrezzo. Si consuma come fosse il ceppo di un tronco incendiato. Qualsiasi sia il taciuto che non posso rivelare, questa e’ la mia condizione attuale. Nulla per me resta, tutto e’ in divenire. Tutto, tranne le gocce di sole che mi colano lungo il corpo e che la terra assorbe. Non piu’ amici, non piu’ amori, non piu’ sorprese o dispiaceri. E l’esperienza tace. L’esperienza, anche lei benedizione che alcuni cercano con fatica, per me e’ come la morte. Per il mio corpo giovane che contiene i secoli, e’ il velo che ogni allegria, ogni sussulto, estingue e avvolge.

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