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Ho passato l’ultima settimana in albergo.

Le pareti sono damascate, fondo azzurro e ghirigori blu, al centro di ogni parete una colonna, anche negli angoli, di legno antico, scuro. Al centro, tra le otto colonne, ci sono degli ottagoni con fondo alternato, uno verde acido, uno viola. Sarebbe perfetta come ambientazione per una scena di Jean Pierre Jeunet.

In queste notti ho avuto dei vicini scalmanati, credo diversi ogni notte; giusto ieri c’era una coppia, una di quelle che domani scoppierà.

Qualche giorno fa ho incrociato nel corridoio un uomo distinto; non sono riuscita a definire la sua età, sembrava essere indaffarato e forse troppo preso dai suoi pensieri, mi ha sorriso però; in realtà non credo sorridesse a me, sorrideva!
A volte mi soffermo a pensare a cosa la gente pensi vedendomi, altre volte spero non mi leggano nella mente, soprattutto perchè il primo pensiero che faccio non è mai limpido ne lucido, pone le basi solo sulla sessualità altrui ed a volte mi pone qualche domanda nulla mia.
Oggi non so se ho voglia di uscire da questa camera; sono immobile a letto, guardo il soffitto. In realtà riesco a vedermi, ho la mia immagine fissa in mente, mi osservo dall’alto, mi vedo inerme. Sento ogni muscolo rilassato agitarsi di tanto in tanto; è una sensazione strana questa, molto simile a quando si sta per entrare nel mondo di Morfeo ed improvvisamente, vicini alla soglia, si viene bloccati e ci si risveglia. Sì quel fastidioso balzo che a volte ci sveglia e ci fa dannare, perchè sembra che Morfeo non ci rivoglia più con lui e ci giriamo e rigiriamo tra le lenzuola. Io no, io adesso non ho proprio la forza, ne la voglia di dormire o di alzarmi, anzi a dire il vero ho solo voglia di guardarmi un po’, di osservarmi da quell’angolo destro della stanza, lì in alto.
Mi piace sentire come i musoli si contraggono, è il sopravvento di ciò che penso e non dico forse. Brutte abitudini, pessime abitudini.

Ph Akira Gomi

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