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Sono passata dai giardini Margherita oggi, dopo i giorni passati a Nizza mi mancava un po’ questo posto.
Sono andata a trovare Giorgia, un’amica che non vedevo da un po’.
Mi ha aperto la porta accogliendomi con un sorriso timido. Fuori c’era un tale caos. Vive in pieno centro lei, in una viuzza stretta, all’ultimo piano, vive ancora sola, in una casa che anni fa arredammo insieme. Abbiamo parlato un po’, sapeva dei miei viaggi, ma non ha mai fatto troppe domande, mi conosce bene lei del resto.
E’ bella Giorgia, molto bella, ci conosciamo dal ’97 e da lì non ci siamo lasciate un attimo, fino al 2009, quando io sentii di dover andare via.
Probabilmente esiste gente che non ha bisogno di un posto fisso, gente non legata a nulla se non a se stessa ed a ciò che dipinge sugli altri.
Ci sono aironi che non vogliono un lago loro ed allora scappano via, o vagano da un lago all’altro, in cerca solo di chi li accoglie con timidi sorrisi. Ecco perchè al mondo siamo soli nella stessa quantità di quanto non lo siamo. Giorgia era uno di quegli aironi che accoglie tutti gli altri girovaghi. Io sono uno di loro forse, o forse devo solo trovare il mio posto, il mio lago.
Ho raccontato a Giorgia di quel tipo indaffarato incrociato nel corridoio dell’albergo di Nizza; è stato davvero uno sguardo di qualche secondo, eppure mi sono sentita nuda, piccola. Il giorno dopo non era più li, non era più nel mio stesso albergo; l’ho cercato la sera, avrei voluto incrociarlo ancora, magari in qualche bar, senza la frenesia che lo avvolgeva, mai mi ero sentita così piccola.
Oggi, prima di partire per Bologna, mi sono svegliata con i segni di un morso, sulla spalla…
Ora Giorgia mi sorride, mentre nuda mi osserva distesa sul letto della camera di fronte a quella da dove sto scrivendo.
Noterà i miei se/ogni?
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