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Avevo lasciato molte cose in casa, in quest’unica casa che davvero mi appartiene. Era molto che non tornavo.

Oggi sono qui, almeno col corpo ci sono, la mia mente è ancora altrove.
Ieri, rientrando in casa dopo mesi, ho trovato una lettera, c’era su scritto solo il mio nome in basso a destra, sul retro. Ho pensato che venisse da attimi passati della mia vita, che fosse arrivata da un’altra epoca.
Ho fatto molta attenzione nell’aprirla, avevo paura di rompere il delicato modo con cui era stata richiusa. Era una lettera con una scrittura spigolosa, toni soavi, aulici, qualche macchia, eppure era per me. Riconoscevo, in quelle sensuali parole, tutto ciò che c’era descritto, riconoscevo i graffi, i dolori e l’amore. Mi sono dovuta impegnare poco per poter rispondere.

E’ da un paio di giorni che ho la sensazione d’essere come seguita, anche Giorgia mi ha vista preoccupata, baciandomi con amore non appena mi sono lasciata Bologna alle spalle.
Non temo nulla, oggi non ho paura, ma a volte sento un respiro sul collo, gelido, come in un sogno.
A volte per strada sorrido a chi mi osserva, perché il loro rispondere cortese mi fa percepire quale pensiero sorge in loro, quale curiosità li spinge ad osservarmi.
Incrocio molti uomini ultimamente, che mi sorridono, eppure pochi mi percepiscono davvero ed io alla stessa maniera percepisco poco loro. Sarà questo mio vagabondare che offre incertezza nel chi mi sta accanto, in chi mi osserva.

 

Ph AnitaScianò

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